Hotel Napoli - Alberghi Economici Napoli centro - Albergo Economico Napoli, Hotel Napoli, alberghi napoli, albergo napoli,Hotel duomo napoli,


Vai ai contenuti

Napoli Info



Alberghi economici Napoli, Hotel economico Napoli , Hotel Napoli , Hotel una stella Napoli, hotel napoli centro,alberghi napoli centro storico
Napoli
è una delle città a maggior densità di risorse culturali e monumenti nel mondo che ne testimoniano la sua evoluzione storico-artistica. Il centro storico, nel 1995, è stato annoverato dall'UNESCO tra i patrimoni dell'umanità con la seguente motivazione:
« Si tratta di una delle più antiche città d'Europa, il cui tessuto urbano contemporaneo conserva gli elementi della sua storia ricca di avvenimenti. I tracciati delle sue strade, la ricchezza dei suoi edifici storici caratterizzanti epoche diverse conferiscono al sito un valore universale senza uguali, che ha esercitato una profonda influenza su gran parte dell'Europa e al di là dei confini di questa. »
Esso è il risultato di sovrapposizioni di stili architettonici, a racchiudere circa 2.800 anni di storia e a testimonianza delle varie civiltà che vi hanno soggiornato: fattori che gli hanno donato un valore universale senza eguali.[25] Su un territorio relativamente poco esteso sono presenti, tra gli altri, un grande numero di castelli, residenze reali, palazzi monumentali, chiese storiche e resti dell'età classica. L'eredità di questa storia millenaria si può comunque ammirare anche in tutta la città e nei suoi dintorni, che rendono la città di Napoli, un museo a cielo aperto a tutti gli effetti.
Tuttavia, la scarsa valorizzazione e la mancanza di fondi per eventuali restauri, fa sì che parte di tale patrimonio versi in rovina o in stato di degrado[26] (sono più di 160 le chiese che solo nel centro storico hanno gravi problemi strutturali, altrettanti i palazzi; ma anche fontane, obelischi, architetture antiche, ecc.). Per far fronte a questa emergenza, vari comitati cittadini stanno cercando di far intervenire l'UNESCO[26]. Inoltre, malgrado il costante impegno delle associazioni per la tutela del patrimonio partenopeo, che puntualmente segnalano agli organi competenti le situazioni più critiche, i fenomeni di degrado coinvolgono anche diversi beni posti al di fuori del centro di Napoli.
Architetture religiose
Per approfondire, vedi le voci Chiese di Napoli e Catacombe di Napoli.
Le catacombe cristiane che sorsero fuori le mura rappresentano le prime testimonianze di arte, storia e architettura della Napoli cristiana, e che per secoli caratterizzarono la vita socio-religiosa della città.
Le varie dominazioni straniere che hanno caratterizzato la storia di Napoli, influenzarono notevolmente anche la religiosità della città, come nel caso dei regnanti Angioini ed Aragonesi; nei secoli successivi la città fu saldamente legata alla controriforma, sotto il dominio degli Asburgo di Spagna[27].
Nel XVII secolo a Napoli vi erano un centinaio di conventi e monasteri[28], mentre circa 500 chiese nel XVIII secolo, tanto che le valse il soprannome di città dalle 500 cupole[29]. In epoca più moderna, il periodo del Risanamento, i terremoti e soprattutto i 181 bombardamenti della seconda guerra mondiale, hanno sottratto alla città partenopea più di 60 chiese monumentali. Oggi, Napoli continua a possedere il maggior numero al mondo, di chiese, di conventi ed altre strutture di culto[30]. Anche se si considerano solo le chiese storiche, il numero è particolarmente elevato; esse raggiungono infatti le 448 unità[31].


Cattedrale
Molte sono le chiese proibite, dalle porte sbarrate da secoli o abbandonate senza custode ma che spesso contengono anche opere di alto valore artistico (come ad esempio la chiesa di Santa Maria della Sapienza su Via Costantinopoli che contiene tele di Luca Giordano ed un ricco interno barocco)[32]. Le chiese napoletane sono testimonianze artistiche, storiche ed architettoniche formatesi nell'arco di diciassette secoli; ad esse, seppur in maniera indiretta, sono legate per lo più le vicende artistiche ed architettoniche della città, nonché i suoi repentini cambiamenti.
Tra le principali architetture religiose della città si ricordano:
la Cattedrale,
la Basilica di Santa Chiara,
la Chiesa di Santa Maria Incoronata
la Chiesa dei Girolamini,
la Chiesa del Gesù Nuovo (o Trinità Maggiore),
San Francesco di Paola,
la Basilica santuario di Santa Maria del Carmine Maggiore,
la Basilica di Santa Maria della Sanità,
la Chiesa di Sant'Agostino alla Zecca (o Sant'Agostino Maggiore),
la Chiesa di San Domenico Maggiore,
la Chiesa di San Giovanni Maggiore,
la Certosa di San Martino.
Cimiteri monumentali


Cimitero delle Fontanelle
La città possiede numerose aree cimiteriali monumentali, quelle più vaste e quelle che rappresentano meglio il "culto dei morti" in città, sono: il cimitero delle Fontanelle ed il cimitero di Poggioreale.
Realizzato in una cavità ubicata all'interno del Rione Sanità, il Cimitero delle Fontanelle fu per secoli oggetto di culto da parte del popolo napoletano. All'interno vi sono depositati migliaia di resti di ossa umane delle persone decedute a causa dell'epidemia di colera che investì Napoli nel XVII secolo (circa quarantamila teschi che venivano venerati, adottati, curati con l'auspicio di ottenerne delle grazie). Questo culto venne interrotto a causa del naturale contrasto della Chiesa verso i riti pagani, intorno agli inizi degli anni settanta. Dopo 20 anni di chiusura il cimitero è stato restaurato e recentemente riaperto al pubblico.
Il cimitero di Poggioreale consta di diverse parti distaccate che si arrampicano sulle colline partenopee da Poggioreale fino a San Carlo all'Arena. La parte principale è il cimitero monumentale che data la ricchezza di statue, lapidi, chiese e cappelle è da considerarsi un museo a cielo aperto e sicuramente uno dei posti meno conosciuti artisticamente (Il cimitero contiene circa 1.000 statue). Uno dei posti più interessanti è il Quadrato degli uomini illustri dove riposano tutte le personalità che hanno dato lustro alla città: Benedetto Croce, Salvatore Di Giacomo, Raffaele Viviani, E. A. Mario, Vincenzo Gemito, Saverio Mercadante, Luigi Giura, Tito Angelini, Gilda Mignonette e tanti altri. Un'altra parte importante da segnalare è quella della chiesa di Santa Maria del Pianto dalla quale diparte un vialetto a zig zag che scende dalla collina e dove si possono incontrare le cappelle private di Eduardo Scarpetta, Antonio de Curtis ed Enrico Caruso. Recandosi di persona alla cappella privata di Totò, si può notare che quest'ultimo riceve tuttora, inserite all'interno della cappella, lettere da ammiratori che recano in molti casi l'intestazione "Antonio De Curtis - Cimitero di Napoli".[33]
Architetture civili
Per approfondire, vedi la voce Palazzi di Napoli.


Palazzo Caravita di Sirignano, uno dei palazzi monumentali di Napoli
L'edilizia civile in epoca medievale risentì ampiamente delle numerose guerre e dell'incertezza politica del periodo, molto più dell'architettura religiosa; poco o nulla resta in città dei palazzi edificati nel periodo ducale e vescovile. Successivamente, la classe di feudatari che si andò costituendo con l'instaurarsi della monarchia, e che andò a trasferirsi progressivamente in città dopo l'avvento della dinastia angioina, iniziò ad edificare dimore e palazzi nobiliari anche con l'intento di prender parte alla vita di corte. Nel periodo dell'Umanesimo numerose furono le testimonianze di palazzi lasciate in città, in particolare da artisti catalani e, a partire dal XV secolo più marcata fu invece l'impronta toscana caratteristica dell'edilizia civile rinascimentale. Numerose e di valore sono anche le testimonianze artistiche di epoca barocca e neoclassica.
Sono diverse centinaia i palazzi di valore artistico monumentale della città, molti dei quali in rovina (come nel caso del rinascimentale Palazzo Penne, importante esempio di architettura civile quattrocentesca). Altri palazzi mostrano il proprio originario splendore: tra questi spiccano


Palazzo Ravaschieri
per importanza storico-architettonica il Palazzo Gravina, a tipico modello tosco-romano, il Palazzo Casamassima ai Banchi Nuovi, il Palazzo Cellamare a Chiaia, il Palazzo Carafa di Maddaloni nel suo imponente stile barocco. Di rilevo per la ottima conservazione degli ambienti interni vanno segnalati invece il Palazzo Doria d'Angri nei pressi di Piazza Dante e il Palazzo Corigliano in Piazza San Domenico Maggiore. Altri edifici civili di interesse, nonostante siano quotidianamente visitati, difettano di un periodico piano di restauro e di salvaguardia, come ad esempio nel caso del rococò Palazzo Tarsia.
I palazzi ai numeri 20 e al 22 di via Nilo rappresentano, anche se molto rimaneggiati con le sopraelevazioni e le nuove decorazioni, esempi di architettura quattrocentesca in cui è evidente il passaggio tra lo stile catalano del numero 22 e quello rinascimentale al 20.


Villa Pignatelli
Le costruzioni più rilevanti si ebbero nel 700 e nell'800; infatti, in questo periodo, le famiglie nobiliari napoletane si appellarono ai migliori architetti ed artisti provenienti dal resto d'Italia e non solo, affinché venissero costruite le loro residenze estive e non. Le ville napoletane del miglio d'oro, molte delle quali volute anche da stranieri residenti in città, sono riconducibili proprio a questo lasso di tempo. Nel XX secolo, invece, si susseguirono in gran numero le costruzioni di ville in stile Liberty; mentre, in seguito, con le speculazioni edilizie e le demolizioni di massa degli anni cinquanta, il numero di queste strutture subì un calo.
Generalmente, molte delle ville in questione versano in cattivo stato conservativo, mentre altre sono visitabili o sono in fase di restauro[35].
Residenze reali
Per approfondire, vedi le voci Palazzo Reale di Napoli, Reggia di Caserta e Reggia di Portici.
La città di Napoli ha due vere e proprie residenze reali, nonostante altre ville o palazzi siano state abitate da sovrani (come Villa Rosebery).


La facciata del Palazzo Reale
Il Palazzo Reale si affaccia su Piazza del Plebiscito ed ha le forme tipiche di una reggia europea. Fu costruito a partire dal XVII secolo, e rimase ufficiale residenza reale anche sotto la monarchia sabauda, sino al 1946.
Le stanze del palazzo riassumono svariati stili architettonici ed artistici; di particolare rilievo monumentale sono lo scalone d'onore in marmo e il giardino esotico del 1841. La facciata risale al XIX secolo, ed è ornata da una serie di statue rappresentanti i monarchi più influenti e importanti che hanno governato direttamente o indirettamente la città: Ruggero il Normanno, Federico II di Svevia, Carlo I d'Angiò, Alfonso I d'Aragona, Carlo V d'Asburgo, Carlo III di Borbone, Gioacchino Murat, Vittorio Emanuele II di Savoia.
Carlo III di Borbone, insieme allo storico palazzo reale, nel progetto di risistemare la funzionalità urbana di Napoli e del circondario, fece erigere una seconda residenza regia, la Reggia di Capodimonte. Il palazzo, che oggi ospita una celebre pinacoteca, fu progettato e costruito in uno spazio che divenne poi un'importante zona verde della città, nel tentativo di orientare una pianificazione urbanistica coerente con i principi dell'illuminismo.
La residenza fu abitata anche da Ferdinando IV e da Gioacchino Murat; infine nel 1950 fu adibita a sede dell'omonimo Museo Nazionale. Le opere d'arte raccolte nella pinacoteca comprendono collezioni di porcellane e importanti dipinti, fino alle tele dell'Impressionismo francese.


Reggia di Capodimonte
In linea con le pianificazioni urbanistiche della capitale, Carlo III di Borbone estese il progetto di modernizzazione territoriale alla Terra di Lavoro, dove concentrò le spese statali nel tentativo di costituire una moderna corte reale sul modello di quella francese di Versailles, disponendo la costruzione a Caserta dell'omonima reggia: il progetto, fortemente dispendioso[36], fu poi seguito da Ferdinando IV di Napoli che in Terra di Lavoro favorì l'insediamento dei primi sistemi industriali moderni del regno di Napoli.
Altre due reggie, di minor peso urbanistico, sono la Reggia di Portici e la Reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia.
Architettura moderna
Per approfondire, vedi la voce Centro direzionale di Napoli.




Scorcio del Castello Aselmeyer
La Napoli antica che aveva a lungo goduto di un'eccellente protezione da parte della capitale dell'Impero romano (anche grazie alla vicinanza con quest'ultima), al passaggio dall'età classica al Medioevo, dovette presto ritornare a difendersi da sola. Città di mare e senza difese naturali nell'entroterra, fu protagonista di numerosi assedi che dovette subire soprattutto nel periodo del Ducato autonomo; in questo periodo la città si ritrovò in una continua e quasi ininterrotta sequenza di guerre, prevalentemente difensive, contro i principati longobardi di Benevento, di Salerno e di Capua, gli imperatori bizantini, i pontefici ed infine i Normanni che la riuscirono ad espugnare definitivamente nel 1137.
I castelli difensivi giunti sino a noi intatti nella struttura sono sei, cinque nel centro storico (Maschio Angioino o Castel Nuovo, Castel Capuano, Castel Sant'Elmo, Castel dell'Ovo e la Caserma Garibaldi, costruita appunto a mo' di castello fortificato), e l'altro in zona periferica, il Castello di Nisida di epoca tardo-angioina che oggi ospita la Colonia di Redenzione per Minorenni. Vanno inoltre menzionati i resti di altri due castelli: il Forte di Vigliena e il Castello del Carmine. Altre strutture della città hanno forme ed aspetto di castelli (Castello Aselmeyer), il cui interesse storico è limitato al significato artistico e decorativo della struttura. Infine, sono presenti anche varie strutture militari costituite da caserme: la loro edificazione risale prevalentemente verso la seconda metà del XIX secolo.


Il Maschio Angioino
I primi castelli di Napoli ebbero per lo più la funzione di residenze reali: Carlo I d'Angiò decise di erigere il Castel Nuovo principalmente come sua residenza. La dinastia Aragonese rimaneggiò le sue strutture, tanto che della costruzione angioina nulla rimane, a parte la Cappella di Santa Barbara. In assenza totale di riproduzioni iconografiche, si è ipotizzato che il preesistente castello angioino fosse simile a coeve costruzioni nell'Anjou, nella Francia nord-occidentale.
Cinque imponenti torri di piperno e tufo ne delimitano le spesse mura; il notevole arco di trionfo in marmo, fra le torri di Mezzo e di Guardia, fu costruito alla metà del Quattrocento da Francesco Laurana e celebra l'entrata di Alfonso I d'Aragona in Napoli il 26 febbraio 1443. La monumentale Sala dei Baroni, che oggi ospita le riunioni del Consiglio comunale, era la sala centrale del castello. Fu così chiamata perché nel 1487 vi furono arrestati i baroni che congiurarono contro Ferrante I d'Aragona, ivi riuniti dal sovrano per celebrare le nozze della nipote. Oggi l'edificio ospita l'omonimo Museo Civico. Nella sua Sala centrale, Pietro da Morrone, salito al Soglio come Celestino V, nel dicembre 1294 «fece per viltade il gran rifiuto» - come ricorda Dante - aprendo la strada all'ascesa di Bonifacio VIII, dopo un conclave tenutosi nello stesso locale.


Il Castel dell'Ovo
Il Castel dell'Ovo, a funzione prettamente difensiva delle coste cittadine, fu così chiamato perché secondo la leggenda Virgilio nascose nelle sue segrete un uovo, a reggere tutta la struttura dell'edificio che, nel momento in cui fosse stato rotto avrebbe fatto crollare il castello e portato alla distruzione della città. Il castello sorge sull'isolotto di Megaride, dove nel VII secolo a.C. sbarcarono i Cumani che fondarono Partenope. Dopo alterne vicende, nel XII secolo fu ricostruito dai Normanni e poi ristrutturato dagli Aragonesi. Attualmente vi si svolgono mostre e convegni ed è liberamente visitabile.
Castel Capuano aveva la funzione di proteggere l'entroterra di Napoli e fu costruito nel 1153 da Guglielmo I di Sicilia, come residenza reale normanna. Con l'avvento degli Svevi, Federico II soggiornò spesso a Napoli e curò in particolare la fortificazione del castello, strategicamente posizionato sulla principale via d'accesso alla città da terra. Fino all'avvento della dinastia aragonese, la Porta Capuana era posizionata proprio dinanzi al Castel Capuano. Quella che si può ammirare oggi, d'epoca rinascimentale, fu fatta edificare poco discosto da Ferrante d'Aragona ad opera di Giuliano da Maiano. Sotto il viceré spagnolo Don Pedro di Toledo, al castello furono riuniti i Tribunali del Regno. Per i successivi cinquecento anni, Castel Capuano è stato sinonimo di Tribunali da poco trasferiti nei moderni edifici del Centro direzionale.


Castel Sant'Elmo e la Certosa di San Martino
Il Castel Sant'Elmo, all'epoca chiamato Belforte, è stato sempre un possedimento molto ambito per la sua favorevole posizione in altura che ne assegnava una funzione di controllo della città; determinante è stato il suo ruolo nei fatti d'armi della Repubblica partenopea. Fu edificato sulla cima della collina del Vomero verso il 1275 da Carlo I d'Angiò e ristrutturato tra il 1538 e il 1546 dal viceré Don Pedro de Toledo, assumendo l'attuale pianta a stella. Il castello è attualmente raggiungibile attraverso l'antica via Bonito[37].

























Offerte Speciali














Chiamaci

Tel.
081 265988
Fax o81 2142918











































































































































































Torna ai contenuti | Torna al menu